Cosa vedere in un weekend

Oltre a ciò che avete potuto ammirare nel percorso di un giorno ad Ascoli Piceno, ecco i nostri consigli per visitare altri luoghi “essenziali” nel vostro secondo giorno di permanenza.

Forte Malatesta

Il forte Malatesta è un'opera fortificata di difesa urbana della città di Ascoli Piceno. Edificato nei pressi delle sponde del torrente Castellano e del ponte di Cecco, passo obbligato per chi accedeva in città, è stato ricostruito sui resti di precedenti architetture erette nel corso dei secoli. L'area su cui insiste la struttura ha ospitato come prima costruzione un impianto termale di epoca romana. Altre notizie riguardanti gli edifici sorti su questo luogo narrano di opere difensive allestite nella zona del vicino ponte di Cecco realizzate dai Piceni utili a rafforzare l'ingresso alla città. L'antica opera di difesa urbana, dopo un restauro durato 10 anni, condotto tra il 2000 e il 2010, curato dalla Soprintendenza ai beni culturali delle Marche è stata riaperta al pubblico e le sue sale ospitano il Polo museale Forte Malatesta, composto dal Museo dell'Alto Medioevo e da sale per esposizioni temporanee.

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Ponte di Cecco

Il ponte di Cecco è il più antico ponte della città di Ascoli Piceno che, attraversando il torrente Castellano, nei pressi di Porta Maggiore, conduce al forte Malatesta. La sua sagoma architettonica appare in un profilo sottile ed ancora oggi ostenta intatta la sobria armonia di proporzioni e di linee tipiche dei monumenti della Roma repubblicana. Con molta probabilità questa opera di collegamento tra le due sponde del Castellano era l'uscita orientale della strada Salaria che un tempo attraversava trasversalmente tutta la città di Ascoli. Secondo la leggenda e la tradizione popolare, la denominazione di questa opera sarebbe da mettere in correlazione con Cecco d'Ascoli, poeta ed astrologo o al contrario si attribuisce la costruzione del ponte avvenuta in una sola notte con l'aiuto del diavolo per aiutare i carcerati a fuggire dal Forte.

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Ponte di Porta Solestà

La costruzione risale al periodo dell'età augustea e si getta tra le incassate rive del fiume Tronto. Fra gli interventi che hanno maggiormente modificato la struttura organica del ponte, si ricorda lo svuotamento della parte interna per inserire una nuova e più moderna struttura di cemento che fungesse da scheletro e sostenesse al meglio le architetture originali d'età romana. Il ponte è visitabile all'interno attraverso un corridoio d'ispezione il cui ingresso si trova nella testata esterna con accesso dalla porta dell'edificio che lo fiancheggia. Interventi di scavo hanno rivelato la stratigrafia di differenti lastricati stradali succedutisi nel tempo. Quello di epoca romana era realizzato in travertino e conserva visibili i segni delle carreggiate. Dato il valore archeologico, è considerato uno dei ponti più rappresentativi della tecnica e della civiltà romana avendo conservato integralmente le sue caratteristiche costruttive. Le sue misure erano straordinarie per l'epoca della sua edificazione, maggiori di queste appartennero soltanto al ponte sul Danubio, costruito al tempo di Traiano, a quello di Alcantara sul Tago, in Spagna.

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Via delle Stelle

Intraprendere questo tragitto, che inizia dall'ex chiesetta di Santa Maria delle Stelle, da cui la rua prende il nome, nei pressi di Porta Romana, e giunge fino al Ponte di Porta Solestà, o viceversa, equivale ad un'immersione a ritroso nel tempo e fruire della possibilità di guardare il panorama, quasi intatto, di Ascoli ai tempi dell'Età comunale. S'intravedono incantati scorci di vedute che rivelano l'imponenza e la compattezza dei campanili e delle possenti torri. Robuste abitazioni in travertino, tetti, innumerevoli ingressi di porte e di botteghe dell'età medioevale si svelano alla vista. Per tutti gli ascolani via delle Stelle s'identifica con il nome di “'Rretë li mierghië” che nel dialetto locale vuol dire: “dietro i merli”. Con questa espressione si ricorda l'antica merlatura ghibellina che sormontava il muro di cinta. I merli, andati perduti col trascorrere del tempo, attualmente non sono più visibili. Essi costituivano un elemento architettonico idoneo alla difesa in tempo di guerra. In tempo di pace erano utilizzati per stendere al sole i prodotti dei tintori di lane e di tessuti come broccati e sete; inoltre se ne avvalevano, per i loro manufatti, anche gli artigiani conciatori le cui botteghe si trovavano numerose a Borgo Solestà.

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Anfiteatro Romano

È situato nella zona ovest del centro storico. Era sovente e diffusa l'abitudine di edificare tali costruzioni sui fianchi dei colli per renderne meno gravosa la spesa di realizzazione. Fu rinvenuto durante gli scavi condotti nel 1932, e presenta l'emiciclo delle gradinate esposto verso nord, in modo da preservare gli spettatori dall'esposizione al sole durante le ore diurne. La sua costruzione risalirebbe al I secolo a.C. con successivi restauri ed ampliamenti nella prima metà del I e II secolo dopo Cristo. Il teatro rimase inutilizzato per secoli, dopo l'anno 578, a seguito dei saccheggi e delle distruzioni longobarde che subì la città. Questo stato di abbandono incoraggiò gli ascolani all'utilizzo del materiale di costruzione presente che fu recuperato e reimpiegato, nel corso dei secoli, sia per edificare costruzioni medioevali e sia per la produzione di calce, come testimoniano le fornaci rinvenute nelle vicinanze. Il tempo e gli smottamenti del terreno lo hanno poi nascosto interrandolo.

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Chiesa di San Angelo Magno

La chiesa ed il monastero risalgono al IX secolo e sono interamente realizzati con blocchi di travertino. In origine era una fondazione longobarda dedicata all'arcangelo Michele. La chiesa si presenta con una facciata in stile romanico che reca la data 1292 ed è situata all'interno di un antico complesso architettonico. L'interno, suddiviso in tre navate, mostra ed evidenzia le diverse trasformazioni succedutesi nel corso del tempo. Meritano menzione le due colonne in granito con basi e capitelli marmorei in stile corinzio, come meritano menzione gli interventi dei monaci Olivetani intorno al XV secolo, che modificarono l'assetto medievale della chiesa con introduzioni di elementi in stile barocco.

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Cartiera Papale

La Cartiera papale di Ascoli Piceno è un complesso architettonico realizzato in travertino ascolano. Le prime notizie certe sull'esistenza di questo sito risalgono all'anno 1104, quando furono elevate delle costruzioni utilizzate come mulini per la macinazione di cereali. La certezza della produzione della carta risale ai primi anni del Quattrocento. Una fonte documentale, che reca la data 1414, riporta la cessione in locazione a imprenditori privati delle macchine per la produzione della carta. In questo periodo in città si erano trasferiti dei cartai provenienti da Fabriano e Pioraco che, con le loro competenze, coadiuvavano gli ascolani. L'edificio, nel corso del tempo, è stato sede di diverse attività lavorative e ha attirato anche l'interesse di papi come Giulio II e Clemente VII. Il complesso monumentale della Cartiera ospita le ricostruzioni degli strumenti che sono stati usati in passato per la fabbricazione della carta e per la macinazione del grano.

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