Cosa vedere in un giorno
Siete arrivati e non sapete da dove iniziare? Ecco alcuni spunti per vivere una giornata al centro di Ascoli Piceno. Punti selezionati in base alla nostra esperienza per farvi avere la migliore percezione della bellezza della città. E se hai più di un giorno a disposizione visita anche la pagina cosa vedere in un weekend.

Duomo di Ascoli Piceno
La cattedrale di Sant'Emidio, duomo della città di Ascoli Piceno dedicato a Maria col titolo di "Madre di Dio" e al suo patrono Sant'Emidio, si trova in Piazza Arringo e rappresenta, insieme col Palazzo dell’Arengo, il centro della vita cittadina nel periodo comunale. Ricca di affreschi e dipinti citiamo al suo interno la presenza del polittico del Crivelli, nel transetto destro a forma di croce, meraviglia artistica nota nel mondo e sopratutto la sua spettacolare cripta sottostante, ricca di mosaici e dedicata al Santo protettore della città, Sant’Emidio, protettore dei terremoti. La cripta è anche il punto di partenza di antiche catacombe. Ritornati al punto d’ingresso, vi si apre la meravigliosa piazza antistante.


Battistero di San Giovanni
È un monumento semplice ed austero nelle forme di architettura sacra che ben rappresenta lo stile romanico ad Ascoli, annoverato tra i migliori esempi di arte religiosa italiana è inoltre presente nell'elenco dei monumenti nazionali italiani. La sua struttura si mostra solida e massiccia completamente realizzata da blocchi squadrati di travertino, alcuni riutilizzati e provenienti da altri edifici, altri si ritiene da un preesistente fabbricato. Alla base del lato est del monumento si nota la presenza di reperti di mura romane. L'inizio della sua costruzione è di difficile datazione, tuttavia si ipotizza, dai rinvenimenti archeologici del 1828, e dagli ulteriori scavi avvenuti nel decennio compreso tra il 1870 ed il 1880, che la parte interna dell'edificio sia stata un tempio pagano del foro ascolano dedicato forse ad Ercole. L'utilizzo del tempio come battistero avveniva già nel V - VI secolo. Giambattista Carducci conferma il periodo del VI secolo tenendo conto della forma ottagonale adottata per l'interno che accomuna il battistero ascolano a quello di San Giovanni a Firenze, al battistero degli Ariani di Ravenna, al battistero lateranense di Roma costruito da Costantino.


Piazza Arringo
Piazza Arringo, detta anche piazza dell'Arengo, è la piazza monumentale più antica e di maggiori dimensioni della città di Ascoli Piceno. Di forma rettangolare, la caratterizzano alcuni dei più importanti edifici cittadini, il palazzo dell'Arengo o palatium Aringhi, iniziato alla fine del XII secolo, principale edificio pubblico, il duomo di Sant'Emidio, il battistero di San Giovanni, il complesso del palazzo vescovile, con all'interno il museo diocesano, palazzo Panichi, sede del Museo Archeologico. La denominazione della piazza trovò origine nel periodo medievale quando Ascoli divenne libero comune ed utilizzò questa sede per le riunioni popolari dei parlamenti definiti anche arringhi, arenghi o arringhe: assemblee cittadine che si adunavano per decidere e deliberare. Questa fu il centro propulsore degli accadimenti più importanti della vita sociale della città ed alcuni autori la identificano come il luogo in cui sorgeva uno degli antichi fori ascolani. Nel 1882 la piazza fu arricchita dal monumento a Vittorio Emanuele II, statua collocata in asse con l'ingresso del palazzo comunale (ora presso i giardini pubblici) e da due fontane da cui sgorga un acqua freschissima derivante direttamente da montagna.


Chiesa di San Gregorio Magno
La chiesa di San Gregorio Magno, di Ascoli Piceno, nasce come trasformazione in luogo di culto cristiano di un tempio pagano romano, di maggiori dimensioni, che fu edificato tra l'Età tardo Repubblicana, I secolo a.C., e la prima Età Augustea, I secolo d.C. nella zona, alle spalle del Palazzo dell'Arengo, dove si apre la Piazzetta di San Gregorio che raccorda il piano cittadino al Colle dell’Annunziata. In epoca tardo medioevale, intorno al XIII secolo, lo spazio del preesistente tempio e ciò che ne rimaneva furono racchiusi dalla facciata in stile romanico. Per questo scopo si riutilizzarono grossi massi di travertino e lasciate a vista, ben visibili infatti ci sono le porzioni di muro in opus reticulatum sulla parte destra della facciata stessa, perfettamente integrate nel muro le due colonne corinzie, delle quattro che avrebbero dovuto esserci, del pronao. La chiesa fu dedicata al Papa Gregorio I, divenuto San Gregorio Magno, poiché convinto sostenitore della riconversione dei templi pagani in chiese cristiane.


Chiesa SS Maria della Carità (o Chiesa della Scopa)
Tornati verso la fine di piazza Arringo e svoltato verso sinistra, in una successiva piazza, denominata Piazza Roma, è presente una chiesa molto caratteristica della cittadina, la Chiesa dell’ Adorazione. L’esigenza di erigere ex novo la chiesa, demolendo l’altra che era sorta insieme all’antichissimo ospitale ( e non ospedale), era avvertita dalla Confraternita dell’Osservanza o della Scopa, già agli inizi del sec. XVI. Solo a partire dal 1532 ebbero inizio i lavori sotto la direzione e su disegno dell’architetto Cola dell’Amatrice. Per la scarsa disponibilità finanziaria i lavori si protrassero molto a lungo. Fra innumerevoli interruzioni la chiesa venne completata verso la fine del sec.XVII, dopo quasi un secolo, quando ormai dominava il barocco, le cui fastose impronte sono visibili all’interno. L’interno, ad una sola navata e copertura a botte, è ricco di ornati e di statue, con dieci grandi nicchie, cinque per lato, terminanti a conchiglia. Quanto al nome volgare (la Scopa) con cui popolarmente è chiamata la chiesa dell’Adorazione, lo storico ascolano mons. Fabiani concludeva: “oggi non c’è alcun dubbio, la chiesa si chiama la scopa perché era sede di una confraternita i cui associati usavano flagellarsi una o più volte la settimana”.


Piazza del Popolo
Piazza del Popolo, la piazza italiana che dà l'impressione di entrare in sala, cinta da porticati in travertino e chiusa dalla stupenda abside di San Francesco. Nel tempo, la piazza è stata individuata anche con le denominazioni di platea superior, platea magna e delle scaje. Quest'ultima definizione le fu attribuita per la presenza delle numerosissime scaglie, (scaje in dialetto ascolano), di travertino che ne ricoprivano l'area durante la costruzione della chiesa di San Francesco, prodotte dagli scalpellini che lavoravano le pietre. Meravigliosamente rinascimentale la piazza è completamente pavimentata con lastre di levigato travertino apparendo chiara e luminosa, che assume, in caso di pioggia, un suggestivo effetto a specchio. Passeggiare nell’elegante piazza in travertino regala sempre uno spettacolo mozzafiato. Si deve sapere che in maniera particolare la piazza inizia ad essere protagonista nel film Alfredo Alfredo (1972), di Pietro Germi, nel quale i due protagonisti, Dustin Hoffmann e Stefania Sandrelli, si incontravano varie volte; per citare anche nel corso degli anni Novanta quando per diversi episodi ha ospitato il Festivalbar, trasmesso su Italia 1 o nell’ultimo film di Ligabue le scene finali sono interamente girate qui.


Caffé Meletti
Il Caffè Meletti è il caffè storico della città, collocato a sinistra del Palazzo dei Capitani del Popolo. Fa parte dell'Associazione dei Locali Storici d’Italia. L'apertura del locale risale al 18 maggio 1907 e fin da allora è noto per la sua raffinata ricercatezza. In città è da sempre considerato il ritrovo dei personaggi più illustri, nonché punto d'incontro di cultura e di vita mondana. La vita vera del Caffè cominciò nel dicembre 1903, quando Silvio Meletti, industriale ascolano produttore di liquori, già titolare dal 1880 di un'attività di vendita dei suoi prodotti, acquistò la palazzina ad un'asta pubblica. Divenuto proprietario decise di destinare l'edificio all'apertura di un più grande caffè, scegliendo professionisti di alto valore per la trasformazione. Nell'anno 1981 il Ministero per i beni culturali e ambientali lo dichiarò d'interesse storico e artistico. La particolarità dello storico locale ascolano è l'assaggio dell'”anisetta con la mosca” ossia del liquore cui si aggiunge dentro il bicchiere un chicco di caffè. Si ricorda la definizione del Trilussa quando scrisse: «Quante favole e sonetti m'ha ispirato la Meletti». L'anisetta è un liquore a base di anice lavorato secondo la ricetta di casa Meletti, perfezionata nel 1870 da Silvio Meletti. Nel tempo della sua vita il Caffè ha conosciuto e annoverato fra i suoi illustri frequentatori occasionali anche Mario Del Monaco, Beniamino Gigli, Pietro Mascagni, Ernest Hemingway, Renato Guttuso, Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Mario Soldati, e politici di levatura nazionale come Sandro Pertini e Giuseppe Saragat.


Palazzo dei Capitani del Popolo
Le vicende di questo imponente palazzo, simbolo del potere politico, racchiudono gran parte delle fasi salienti della vita amministrativa, pubblica e sociale ascolana attraverso i secoli. Costruito alla fine del XIII secolo per ospitare il governo comunale, fu in seguito sede dei vicari del re di Napoli, dei Da Carrara, degli Sforza, dei legati pontifici. Il suo aspetto attuale deve molto all'intervento dei papi Giulio II e Leone X, nel Trecento. Nel Cinquecento, in seguito a un incendio appiccato durante una lotta fra fazioni di nobili locali, fu necessario un importante restauro. Sono di questo periodo la facciata di Cola dell’Amatrice, con la statua di papa Paolo III sull'archivolto, lo scalone e il cortile centrale, caratterizzato da eleganti loggiati sovrapposti con colonne di travertino. L'area archeologica interna si apre nello spazio del piano terreno del palazzo. Si visita seguendo un percorso costituito da una passerella che ricalca il perimetro degli scavi e che consente di vedere l'insieme delle strutture di ambienti sovrapposti, risalenti al periodo repubblicano, all'era imperiale e all'epoca medievale. All'interno del palazzo vi sono: la Sala della Ragione, la Sala dei Savi, la Sala degli Stemmi, la Sala Massy, due gallerie espositive ed un chiostro.


Chiesa di San Francesco
Antonio Rodilossi la descrive come uno dei più interessanti esempi italiani di architettura francescana, nonché la chiesa francescana più rappresentativa della regione Marche. È un complesso monumentale composto anche dai due chiostri annessi: maggiore e minore. La posa della prima pietra avvenne nel 1258, questa fu benedetta ed inviata dal papa Alessandro IV, sebbene la concreta costruzione dell'edificio religioso incominciò solo nel 1262 a causa di varie difficoltà che sopravvennero. L'ultimo intervento strutturale sulla chiesa fu la costruzione della cupola, che avvenne tra il 1547 ed il 1549. Al XVII secolo risale, infine, il coronamento superiore della facciata principale su via del Trivio. Il portale centrale è quello maggiormente interessante per la sua monumentalità e per la ricchezza delle decorazioni; esso potrebbe essere cronologicamente collocato nella seconda metà del Trecento, non troppo lontano dunque dalla data di consacrazione della chiesa. Una curiosità: se si passa una mano o si bussa sulle colonnine affianco la porta d’ingresso, ogni colonnina produrrà un suono differente. Un secondo portale in travertino, di gusto gotico, con la porta lignea disegnata da Cola dell'Amatrice, si affaccia su piazza del Popolo e si trova collocato a metà della parete esterna, tra la loggia dei Mercanti e la cosiddetta edicola di Lazzaro Morelli.


Chiostro Maggiore di San Francesco
Il Chiostro Maggiore di San Francesco di Ascoli Piceno, popolarmente conosciuto anche come Piazza della verdura, si apre in un arioso spazio quadrangolare. La sua area è preceduta da un portico del XIV secolo formato da archi gotici, sorretti da colonne composite e pilastri a base ottagonale e quadrangolare, che sostengono gli archi. La struttura interna del chiostro si compone di 20 archi a tutto sesto, cinque per ogni lato, che si sviluppano su colonne corinzie. Al centro della sua area sorge il pozzo, di epoca trecentesca, decorato all'esterno da specchiature rettangolari inquadrate da colonnine tortili di gusto gotico. È consuetudine da ormai un secolo che ogni mattina, escluse le domeniche e i festivi, questo chiostro ospiti il mercato delle erbe, per tale motivo questo luogo è identificato dagli ascolani quasi esclusivamente col nome di Piazza della Verdura. Adiacente del chiostro troviamo l'Oratorio di San Francesco o Sala Cola dell'Amatrice. Nei secoli il suo spazio ha accolto inizialmente la Sala Capitolare del convento francescano poi, nel XVI secolo, divenne Oratorio del Corpus Domini. In questo periodo fu interamente decorata da un ciclo di affreschi di Cola dell'Amatrice, realizzati attorno al 1520 e raffiguranti scene bibliche, mentre come pala d'altare venne realizzata la Comunione degli Apostoli (oggi nella Pinacoteca Civica).


Piazza Ventidio Basso
Piazza Ventidio Basso si trova nel centro storico di Ascoli Piceno, poco lontano da piazza del Popolo. E' contornata da edifici quali la chiesa dei Santi Vincenzo ed Anastasio, la grande facciata della chiesa di San Pietro Martire, una casa medioevale, edifici rinascimentali e torri gentilizie. Nella piazza si allestiva il mercato degli artigiani ascolani che commerciavano le lane, le tele, i filati ed altre produzioni delle manifatture legate al mondo della tessitura.


Chiesa Santi Vincenzo ed Anastasio
Costruita seguendo i canoni dell'architettura delle chiese romaniche locali è stata, successivamente, connotata da caratteristiche gotiche nel XIV secolo. È nota per essere annoverata tra le costruzioni religiose più antiche ed artisticamente significative della città e di «grande importanza per l'archeologia cristiana». Le sue linee architettoniche la distinguono da ogni altro edificio sacro ascolano. Per la caratteristica decorazione a riquadri della facciata è accomunata nello stile al duomo di Assisi, alla chiesa di San Pietro di Spoleto ed a quella di Santa Giusta fuori le mura di Bazzano. Compare classificata nell'elenco dei monumenti nazionali d'Italia già dall'anno 1902.

